Leggere una partita con i dati senza prendersi in giro
I numeri sono arrivati anche nel calcio dilettantistico: un'app sul telefono di un dirigente, il tabellino con i tiri, il grafico degli expected goals che qualcuno incolla nella chat della squadra il lunedì. Usati bene sono uno strumento di lavoro; usati come si usano di solito, servono a confermare quello che si pensava già. La differenza non sta nella qualità dei dati, sta in una sola cosa: una partita è un campione piccolissimo.
Il problema del campione, che viene prima di ogni metrica
In novanta minuti accadono poche decine di eventi rilevanti e una manciata di episodi decisivi. Qualunque numero calcolato su quella base ha un margine di variabilità enorme — non per difetto dello strumento, ma per la natura del gioco. La squadra che crea cinque situazioni buone e non segna, e quella che ne crea una e vince 1-0, hanno prodotto quasi lo stesso valore informativo con esiti opposti.
Questo ha una conseguenza pratica che vale più di tutto il resto di questo articolo: sulla singola partita i dati servono a descrivere, non a valutare. Dicono come si è giocato, non quanto si vale. Per passare al «quanto si vale» serve accumulare partite — e a quel punto i numeri cominciano a dire cose solide, perché l'effetto del caso si attenua.
Il secondo problema è meno discusso e in provincia è decisivo: la qualità della raccolta. Il dato di una partita dilettantistica è spesso registrato a mano da un volontario che sta anche guardando la partita. Un tiro deviato è un tiro? Un passaggio sbagliato sotto pressione è un errore di chi passa o di chi si muove? Finché non si definiscono le convenzioni, i confronti tra giornate diverse non sono confronti.
Cosa risponde ogni metrica, e a cosa non risponde
- Possesso palla. Dice quanto tempo si è tenuto il pallone. Non dice dove, né se tenerlo era l'obiettivo: una squadra che difende bassa e riparte può vincere con un terzo del possesso, e non ha giocato male
- Tiri e tiri in porta. Un conteggio di volume. Senza la posizione dei tiri non distinguono venti conclusioni da fuori da cinque occasioni dall'area piccola
- Expected goals (xG). Assegnano a ogni conclusione una probabilità di gol stimata su un grande numero di situazioni simili per posizione, tipo di tiro e circostanze. Rispondono a una domanda sola: dato quello che le squadre hanno costruito, quanti gol ci si attenderebbe *in media*. Su una partita l'intervallo di errore è grande, il modello non sa chi stava tirando, e quelli disponibili per le competizioni dilettantistiche femminili sono spesso calibrati su altri contesti
- Passaggi completati e percentuale di precisione. Premiano il passaggio facile: una squadra che gioca all'indietro ha percentuali migliori di una che prova la verticalizzazione. Vanno letti per zona di campo, o non vanno letti
- Chilometri percorsi. Misurano quanto si è corso, non se si è corso al momento giusto: il dato che conterebbe — le accelerazioni e i loro tempi — è quello che la app gratuita non dà
- Duelli vinti. Dipendono da come l'operatore definisce un duello; utili all'interno della stessa raccolta, inconfrontabili tra fonti diverse
Nessuna di queste metriche è inutile. Ciascuna risponde bene a una domanda stretta, e produce sciocchezze quando le si fa rispondere a «chi ha giocato meglio?».
Come se ne ricava qualcosa, in una squadra dilettantistica
Tre regole, e sono abbastanza semplici da adottare da subito.
Scegliere prima la domanda. «Concediamo troppi tiri dalla fascia destra?» è una domanda a cui i dati di sei partite rispondono. «Siamo una buona squadra?» non lo è. Un allenatore che arriva al dato partendo dalla domanda raccoglie cinque cose e le usa; chi raccoglie tutto non guarda niente.
Guardare le serie, non la giornata. Il grafico del lunedì serve a una cosa sola: aggiungere un punto a una serie. Cinque o sei partite dello stesso tipo di dato cominciano a disegnare una tendenza, e una tendenza è un'informazione su cui si può allenare.
Tenere il video accanto al numero. Il dato dice dove guardare, il video dice cosa è successo. Un numero anomalo senza le immagini produce la conclusione sbagliata nella metà dei casi — tipicamente: «abbiamo subito molti tiri da fuori» interpretato come un problema di pressione, quando era una scelta difensiva che funzionava.
Resta una cosa da dire su come si parla dei numeri alla squadra. Mettere in una chat la percentuale di passaggi riusciti di ogni giocatrice è il modo più rapido per ottenere un gruppo che gioca per la statistica: più appoggi facili, meno rischio, meno gioco. I dati individuali, nel calcio giovanile in particolare, si usano nel colloquio con la singola atleta e non in pubblico — e accanto a quello che il dato non misura, che è quasi tutto quello che un'allenatrice guarda con gli occhi.
Se una sola frase deve rimanere: i numeri sono un buon modo per scoprire di essersi sbagliati, e un modo pessimo per dimostrare di aver avuto ragione.