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Mozzanica

Calcio femminile, settore giovanile e territorio bergamasco

(4 min di lettura)

Professionismo nel calcio femminile: cosa cambia davvero

Il titolo è stato dato per una stagione intera e poi è uscito dalle pagine: dal 2022/2023 il massimo campionato femminile italiano non è più attività dilettantistica. Resta la domanda che a una società di provincia interessa davvero: che cosa è cambiato nella vita di chi gioca, e dove la linea del professionismo si ferma.

Il contratto, e tutto quello che ci sta attaccato

Prima del passaggio le calciatrici di vertice avevano accordi di tipo dilettantistico, con un quadro di tutele sensibilmente più povero. Con il professionismo, avviato il 1° luglio 2022, le atlete del massimo livello firmano contratti professionistici: da qui derivano contribuzione previdenziale, imposizione fiscale sul reddito da lavoro sportivo e versamenti al fondo di fine carriera, cioè diritti che prima semplicemente non maturavano — in particolare la pensione e la tutela della maternità.

È questo il punto che vale più di qualunque cifra. Una calciatrice che si fermava a trent'anni chiudeva un decennio di attività senza che quegli anni avessero lasciato traccia nella sua posizione contributiva; una gravidanza, nel sistema precedente, era un rischio economico interamente a carico dell'atleta. Chi lavora in una società femminile ha visto per anni ragazze lasciare per questo, e non per stanchezza sportiva.

Sulle retribuzioni, i resoconti giornalistici del momento del passaggio indicavano un minimo contrattuale annuo lordo di 26.000 euro per il massimo livello, insieme al principio che doveri e tutele — stipendio e assistenza sanitaria — fossero allineati a quelli dei colleghi uomini della stessa serie. Riportiamo il dato come lo riportò allora la stampa nazionale, e invitiamo a verificarlo nelle fonti federali e negli accordi collettivi successivi: gli importi minimi sono materia di contrattazione e si aggiornano.

Dal lato dei club, le stesse ricostruzioni giornalistiche quantificavano l'impatto economico sulle società del massimo livello in un aumento dei costi dell'ordine di diverse decine di punti percentuali, con un contributo federale a sostegno della transizione. Tradotto: il professionismo non è stato un atto formale, ma uno spostamento di risorse — ed è la ragione per cui non è stato esteso di colpo a tutta la piramide.

Dove si ferma la linea

Qui sta la parte che nel racconto pubblico si perde. Il professionismo riguarda il vertice. Tutto quello che c'è sotto — i campionati nazionali inferiori, i campionati regionali, l'intero settore giovanile — resta attività dilettantistica, con il suo quadro di tesseramento, di vincoli e di tutele.

Significa che la giocatrice di una squadra di provincia continua a convivere con un lavoro o con la scuola, a mettere benzina per andare agli allenamenti, a dipendere da certificati medici e quote sociali. E significa che la distanza tra il primo livello e il secondo si è allargata: il salto che una ventenne deve fare oggi non è solo tecnico, è di contesto. Le regole che governano la sua stagione sono quelle che raccontiamo nella rubrica Regolamenti, non quelle del contratto professionistico.

Per le società di base i cambiamenti sono quindi indiretti, e sono due. Il primo è l'attenzione: dal passaggio al professionismo le squadre femminili di paese ricevono più richieste di iscrizione, perché una bambina che vede partite in televisione immagina una strada. Il secondo è la responsabilità: quando la prospettiva esiste, il lavoro sulle ragazze di quindici o sedici anni pesa di più, e la qualità di chi allena in provincia diventa un fattore reale e non un dettaglio locale.

Cosa resta da vedere

Alcune cose sono cambiate per decreto; altre si misurano negli anni, e qui vale la pena essere espliciti su quello che non sappiamo.

  • se il numero di atlete che riescono a vivere di calcio cresce, o se resta concentrato in pochi club
  • che effetto ha il nuovo quadro sulla durata delle carriere, e in particolare su quante atlete rientrano dopo una maternità
  • come si muove il livello immediatamente sotto il vertice, che è il tratto in cui oggi la piramide è più fragile
  • se gli investimenti nei settori giovanili femminili crescono di conseguenza, perché è lì che si decide la base dei prossimi dieci anni

Nessuna di queste domande ha risposta in un comunicato, e la fonte per seguirle è duplice: i documenti della FIGC e della Divisione che organizza i campionati femminili, e i bilanci delle società. Chi vuole capire se il professionismo sta funzionando guardi il secondo livello della piramide, non la vetrina della prima giornata di Serie A.

Per una società come la nostra, nata e cresciuta nel dilettantismo di provincia, il bilancio onesto è questo: il passaggio ha riconosciuto un lavoro che esisteva da decenni senza nome, e non ha ancora toccato il novanta per cento dei campi su cui quel lavoro si fa. Entrambe le cose sono vere nello stesso momento.

Fonti: Sky Sport, il passaggio al professionismo del calcio femminile (1 luglio 2022) · Money.it, il calcio femminile passa al professionismo: cosa cambia

Dati della stagione

Calendario

(1)
Giornata 10 - 015:00 h
Giornata 23 - 015:00 h
Giornata 33 - 115:00 h
Giornata 413 - 115:00 h
Giornata 50 - 315:00 h
Giornata 64 - 115:00 h
Giornata 70 - 515:00 h

Tutte le giornate

Classifica

(2017-2018)
PosSquadraGRetiPt
1INTER MI2817777
2BRESCIA2818477
3MOZZANICA2814265
4REAL MEDA288661
5MILAN LADIES2910854
6RIOZZESE287449
7FIAMMAMONZA279947
8AZALEE288741
9COMO286236

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