Manutenzione del campo sintetico: cosa si vede in partita
Per una società dilettantistica con un solo campo, il manto è l'infrastruttura più costosa e la più trascurata. Il ragionamento tipico è che il sintetico «non ha bisogno di niente», che è esattamente la ragione per cui a otto anni di vita si trova nella condizione di un campo di quindici. Un sintetico richiede meno lavoro di un'erba naturale, non zero lavoro, e la differenza tra una manutenzione fatta e una saltata si vede in campo molto prima che si veda negli occhi di un tecnico.
Come si riconosce un campo tenuto male, giocando
Non serve un perito. Durante una partita i segnali sono questi.
Il pallone rimbalza in modo diverso da una zona all'altra: dove l'intaso si è compattato il rimbalzo è più alto e più secco, dove è disperso il pallone muore. Chi gioca in casa lo sa e lo usa, chi arriva in trasferta ci mette mezz'ora a capirlo.
Le giocatrici frenano male: su intaso scarso il piede scivola, su intaso compattato il grip diventa eccessivo e il piede resta fermo mentre il corpo gira. La seconda condizione è la più insidiosa, perché «tiene bene» e nel frattempo scarica torsione su caviglia e ginocchio. In una squadra femminile, dove il rischio di lesione al crociato è già più alto — ne parliamo in Ginocchio: perché il rischio cambia — è un dettaglio che non è un dettaglio.
Le fibre sono coricate e lucide nelle zone di maggior passaggio: aree di porta, dischetto, linea mediana, corridoi laterali. Un manto le cui fibre non si rialzano più non torna indietro con una spazzolata.
E dopo la pioggia l'acqua resta in superficie in pozze che non drenano: significa che il drenaggio è ostruito, cioè che il problema è a un livello più profondo della manutenzione ordinaria.
La routine, nei suoi quattro tempi
Le indicazioni precise — tempi, attrezzature, quantità di intaso, prodotti ammessi — dipendono dal tipo di manto e vanno prese dalle specifiche del produttore e dalla ditta che ha posato il campo, perché un intervento sbagliato danneggia più del non intervento. La struttura della routine, però, è comune.
- Ogni settimana, e dopo ogni partita: rimozione dei materiali estranei — foglie, carte, chewing gum, residui della merenda — e spazzolatura leggera per rialzare le fibre, con particolare attenzione alle aree di porta. È il lavoro che un volontario può fare se gli si mostra una volta come si fa
- Ogni mese circa: decompattazione dell'intaso nelle zone di maggior uso e redistribuzione del materiale verso le aree che si sono svuotate. È l'intervento che più di ogni altro mantiene costante il comportamento del pallone
- Due o tre volte l'anno: intervento più profondo di pulizia e decompattazione, con le attrezzature che la ditta specializzata porta, e ripristino dell'intaso dove il livello è calato. In quest'occasione si fa anche il controllo delle cuciture e delle linee
- Una volta l'anno, prima della stagione: verifica dello stato del drenaggio, delle recinzioni, delle porte e dei loro ancoraggi, dei pozzetti a bordo campo
A questo si aggiunge quello che non è manutenzione ma la determina: il carico d'uso. Un campo che ospita sei squadre, tutti i pomeriggi, più le partite del fine settimana, consuma in una stagione quello che un campo a uso ridotto consuma in tre. Distribuire le esercitazioni ripetitive — tiri, uno contro uno nelle stesse zone, portieri sempre nella stessa porta — su aree diverse del manto è gratuito e cambia la curva di consumo. Lo stesso vale per il divieto di accesso con calzature non adatte: una scarpa da strada o un tacchetto lungo da fango su un sintetico di nuova generazione fa danno a entrambi, e la scelta della suola la trattiamo in Scarpe e forma del piede.
Chi fa cosa, e perché conviene mettere la routine per iscritto
Nelle società dilettantistiche la manutenzione ordinaria è quasi sempre volontariato, e quella straordinaria è un contratto con la ditta che ha posato il manto. Il problema non è la competenza: è la continuità. Il volontario che spazzolava se ne va, nessuno sa più dove è la macchina, e due anni dopo il campo è compattato.
Tre accorgimenti che tengono:
una pagina scritta — cosa si fa, ogni quanto, con quale attrezzo, chi è la persona di riferimento — appesa dove si tiene l'attrezzatura; un registro degli interventi, anche solo un foglio con data e firma, che serve sia per la continuità sia nei rapporti con la ditta e con il proprietario dell'impianto, che nel caso dei campi comunali è il Comune; e la verifica del manto a fine stagione insieme a chi lo ha posato, perché un difetto segnalato nei tempi previsti è un problema della ditta, e segnalato due anni dopo è un problema della società.
Un ultimo punto che nei bilanci dilettantistici conta più di tutti. L'intaso non si ricostituisce da sé e la fibra, una volta coricata e consumata, non si recupera: il costo di una manutenzione ordinaria fatta per anni è una frazione del costo di rifare il manto prima della sua durata attesa. Chi deve convincere un consiglio direttivo scettico usi questo argomento, non quello del rimbalzo: funziona meglio.