Infortuni al ginocchio nelle calciatrici: come prevenirli
È una delle poche affermazioni sul calcio femminile che non è un'impressione: le calciatrici si fanno male al legamento crociato anteriore più spesso dei calciatori. Le rassegne pubblicate sull'Aspetar Sports Medicine Journal indicano un rischio da due a tre volte superiore rispetto ai colleghi maschi, con stime che in alcune ricerche arrivano più in alto a parità di carico di allenamento, e segnalano anche che l'infortunio tende ad arrivare a un'età più giovane. Per una società con un settore giovanile femminile questo significa una cosa molto concreta: la prevenzione non è un'attività accessoria da fare quando c'è tempo.
Che cosa è stabilito e che cosa è ancora discusso
Stabilito c'è il fatto in sé — la differenza di incidenza — e ci sono le famiglie di fattori su cui si ragiona: differenze anatomiche negli arti inferiori, aspetti ormonali, e il controllo neuromuscolare, cioè il modo in cui il corpo organizza ginocchio, anca e tronco negli istanti in cui si cambia direzione, si atterra da un salto o si frena.
Discusso è il peso relativo di ciascuno. La letteratura citata dall'Aspetar elenca questi fattori come ipotesi che concorrono, non come una catena causale chiusa, e la parte anatomica e ormonale non è modificabile con l'allenamento. Qui sta il punto pratico: l'unico fattore su cui una squadra può lavorare ogni settimana è la biomeccanica dei gesti sportivi, cioè come si atterra, come si decelera, come si gira.
E su quello le evidenze sono incoraggianti ma vanno lette con precisione. Le rassegne riportano che i programmi di prevenzione selezionati possono prevenire dal 30 al 50 per cento degli infortuni, e che allenamento neuromuscolare, forza e equilibrio degli arti inferiori insieme al controllo del tronco sembrano essere le componenti necessarie di un programma efficace. «Prevenire una parte» non è «azzerare»: una lesione del crociato può accadere anche alla giocatrice che ha fatto tutto bene, e raccontare la prevenzione come una garanzia è il modo più sicuro per farla abbandonare alla prima sfortuna.
C'è poi un dato che riguarda noi e non la scienza: secondo le stesse fonti soltanto una giocatrice infortunata al crociato su cinque riferisce di aver utilizzato questi programmi. Il problema principale, in altre parole, non è che non si sappia cosa fare: è l'aderenza.
Come è fatto un blocco di prevenzione dentro una seduta normale
I protocolli strutturati esistono, hanno nomi propri e sono pubblicati; chi vuole adottarne uno lo faccia nella sua versione originale e con chi è qualificato per insegnarlo. Quello che si può dire di come funzionano, in generale, è che non sono una seduta in più: stanno all'inizio dell'allenamento, al posto di un riscaldamento generico, e durano il tempo di un riscaldamento.
Le componenti che ricorrono sono queste:
- corsa e cambi di direzione eseguiti controllando dove va il ginocchio rispetto al piede, prima lentamente e poi a velocità di gara
- forza degli arti inferiori, con particolare attenzione alla catena posteriore e al lavoro su una gamba sola
- equilibrio e propriocezione, perché il gesto rischioso nel calcio avviene quasi sempre in appoggio monopodalico
- controllo del tronco e del bacino, che decide se il ginocchio resta allineato quando il corpo viene urtato
- salti e atterraggi curati nella fase di arrivo, che è il momento in cui l'infortunio accade
Due accorgimenti pesano più degli esercizi. Il primo: la correzione individuale. Un blocco di prevenzione fatto da venti ragazze in fila senza che nessuno guardi la singola esecuzione allena la biomeccanica che già c'era, compresa quella sbagliata. Il secondo: la continuità. Le evidenze riguardano programmi svolti per tutta la stagione, non ad agosto. Un blocco da dieci-quindici minuti due volte a settimana, dodici mesi l'anno, è l'unica forma in cui funziona.
Chi supervisiona: la parte di allenamento la conduce il preparatore o l'allenatore formato, la valutazione di un dolore o di un'articolazione instabile è del medico. Nessuna decisione su quando una giocatrice può tornare in campo spetta a un allenatore — ne scriviamo in Rientro dopo la caviglia, dove il criterio è lo stesso.
Le cose che una società può decidere domani
Tre scelte organizzative, a costo quasi zero, cambiano il quadro più di qualunque attrezzo.
Mettere il blocco preventivo nel calendario della seduta, scritto, come si fa con la tattica: ciò che non è nel programma salta appena il tempo stringe. Formare una persona — anche un allenatore del settore giovanile — perché sappia correggere atterraggi e appoggi, invece di affidarsi a un video. E ridurre le settimane con troppa densità di partite nei mesi di crescita rapida delle più giovani, perché la fatica accumulata peggiora proprio il controllo neuromuscolare che si sta cercando di allenare.
Sul lato delle atlete, il consiglio più utile è il meno sportivo: un dolore al ginocchio che torna sempre nello stesso punto non è una cosa da gestire con il ghiaccio e la pazienza, ma da far guardare. Il crociato, quando cede, raramente ha avvertito; le sofferenze minori, invece, parlano.
Fonti: Aspetar Sports Medicine Journal, ACL prevention in female football (Steffen, Bahr, Myklebust)