Scarpe da calcio e forma del piede: cosa cambia la calzata
Nei negozi e nei cataloghi la scarpa da calcio viene raccontata come tecnologia: materiali, peso, aderenza al pallone. Nei campi di provincia la maggior parte dei problemi che vediamo dipende da due cose molto meno affascinanti — la forma del piede e il fondo su cui si gioca. Una scarpa con la tomaia migliore del mercato, su un piede a cui non va bene, produce vesciche, unghie nere, polpacci contratti e, nei casi peggiori, infiammazioni che durano mesi.
Il tema vale doppio nel calcio femminile, dove per anni si è giocato con modelli pensati su un piede maschile ridotto di numero. Non è un problema di colori: la lunghezza è solo una delle misure del piede, e scendere di taglia non riduce la larghezza nella stessa proporzione. Le atlete con piede stretto si trovano a nuotare dentro la scarpa e a stringere i lacci oltre il ragionevole; chi ha un piede largo o un avampiede alto trova il collo troppo basso e la cucitura che preme sempre nello stesso punto.
Come si giudica una calzata, in cinque minuti e in piedi
La prova fatta da seduti, con un calzino sottile e il piede freddo, dice poco. La sequenza che funziona è questa:
- provare nel pomeriggio o dopo attività, con il calzettone da partita, con il parastinco se se ne usa uno che passa dentro la scarpa
- stare in piedi, con il peso sulla gamba: il piede si allunga e si allarga sotto carico, ed è in quella condizione che va misurato lo spazio davanti
- lasciare poco più di mezzo centimetro davanti all'alluce, non il niente che molti cercano e non il margine di una scarpa da strada
- camminare, poi fare qualche appoggio laterale: il tallone non deve sollevarsi e l'avampiede non deve scivolare sul lato interno
- sentire se il collo della scarpa preme: una pressione fastidiosa nei primi minuti non si «apre» con l'uso, resta
- controllare la larghezza all'altezza delle teste metatarsali, il punto più largo del piede: se lì si sente compressione, è la taglia o il modello sbagliato
Chi ha piede particolarmente stretto o particolarmente largo, un alluce valgo, o differenze tra un piede e l'altro — cosa più comune di quanto si pensi — faccia la prova su entrambi i piedi e compri per il più grande. Chi usa plantari prescritti li porta in prova: cambiano l'altezza interna e quindi il numero.
Suola e fondo: la scelta che fa più danni
Qui l'errore costa più che nella calzata, perché coinvolge il ginocchio e la caviglia. Il principio è semplice: la suola deve dare grip sufficiente per spingere e cedere prima che il carico arrivi all'articolazione.
Sui campi in erba naturale asciutta e compatta si usano suole con molti tasselli corti; sull'erba molle e fangosa servono tasselli più lunghi e meno numerosi, che penetrano. Sul sintetico di nuova generazione le suole a molti tasselli corti funzionano bene, mentre i tasselli lunghi pensati per il fango danno un ancoraggio eccessivo: è il modo più sicuro per trovarsi con la scarpa ferma e il corpo che gira. Nei campetti in cemento o in resina, e in palestra, servono suole dedicate: una scarpa da erba su fondo duro non attutisce nulla e l'impatto se lo prende la pianta del piede.
La tentazione, nelle famiglie e nelle squadre dilettantistiche, è un unico paio per tutto. Se il budget consente un solo modello, la scelta razionale è la suola adatta al fondo su cui si fa la maggior parte del lavoro — cioè il campo di allenamento, non quello della partita più importante. Sul fondo sintetico e sulla sua manutenzione, che cambia come la scarpa si comporta, abbiamo scritto Sintetico: manutenzione.
I segnali che dicono «scarpa sbagliata»
Non servono esami: il piede comunica in modo molto chiaro, e la maggior parte delle atlete ignora i primi tre messaggi.
Vesciche che tornano sempre nello stesso punto: non è pelle delicata, è attrito prodotto da uno scivolamento interno. Unghie nere o doloranti: il piede va a battere davanti, quasi sempre perché la scarpa è corta sotto carico o perché il piede scivola in avanti nelle frenate. Dolore sotto l'avampiede dopo gli allenamenti su fondo duro: suola e fondo non sono abbinati. Formicolio o intorpidimento delle dita durante la seduta: compressione, spesso aggravata da lacci stretti per compensare una scarpa troppo larga. Tendine d'Achille o polpaccio sempre tesi dopo il cambio di modello: può essere l'altezza del tallone, e in quel caso il passaggio va fatto in modo graduale, alternando il modello vecchio.
Un paio nuovo si usa prima in allenamento, mai per la prima volta in partita, e non si cambia modello nella settimana di una gara importante. Per chi cresce — e nei settori giovanili è la norma — vale una regola ulteriore: controllare la misura due volte l'anno, perché il piede si allunga prima che la ragazza se ne accorga, e una scarpa diventata corta è una delle cause più banali e più frequenti di dolore all'avampiede e alle unghie.
Un dolore che non passa cambiando scarpa va fatto guardare da chi è qualificato: a quel punto la scarpa era un indizio, non la causa.