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Mozzanica

Calcio femminile, settore giovanile e territorio bergamasco

(4 min di lettura)

Le 48 ore dopo la partita: cosa conta davvero nel recupero

Nel calcio dilettantistico il recupero ha un vincolo che nessun manuale professionistico considera: il lunedì si lavora o si va a scuola. Non esistono il pomeriggio in piscina, il massaggio quotidiano e il pisolino programmato. Esistono otto ore fuori casa, una cena da preparare e il martedì sera di allenamento che arriva comunque. Dentro questi limiti il recupero si gioca su poche cose, e conviene metterle in ordine di peso reale invece di inseguire quello che si vede sui social delle squadre di vertice.

Primo: dormire. Non c'è un secondo posto vicino

Il sonno è l'unico intervento che agisce su tutto insieme — tessuti, sistema nervoso, umore, attenzione — e l'unico che non si può sostituire con nient'altro. Il problema, la domenica sera, è che una partita giocata nel pomeriggio lascia addosso attivazione nervosa per ore: il corpo è distrutto e la testa gira.

Quello che funziona è banale e va preparato prima, perché alle undici di sera nessuno decide bene: cena pronta al rientro invece di una ricerca disperata nel frigorifero, doccia, luci basse, schermo lontano nell'ultima mezz'ora, e l'accettazione che addormentarsi più tardi del solito è normale. Se la notte della domenica è corta, l'unica compensazione utile è la notte del lunedì: andare a letto un'ora prima, una volta a settimana, è il recupero più efficace che una dilettante possa concedersi.

Per le ragazze del settore giovanile questa è una decisione familiare, non individuale: chi rientra da una trasferta alle undici e si sveglia alle sei e mezza per la scuola ha un conto che non torna, e l'unica leva è l'orario di rientro o la mattina del lunedì. Il tema lo trattiamo in Scuola e allenamenti.

Secondo: mangiare e bere nelle prime ore, poi normale

Dopo la partita contano la finestra breve e la normalità lunga. Nella prima ora conviene reintrodurre liquidi e qualcosa che si digerisca facilmente, con carboidrati e una quota di proteine: un panino decente in pullman vale più di una cena perfetta tre ore dopo. Chi ha sudato molto beve con continuità, non un litro in due minuti.

Nelle 48 ore successive l'obiettivo non è una dieta speciale: è non andare in deficit. Il fabbisogno di una calciatrice dopo una partita è più alto, non più basso, e il lunedì di chi si sente gonfio e mangia poco è un lunedì in cui il recupero rallenta. Tre pasti regolari, carboidrati presenti in tutti e tre, frutta e verdura, acqua durante la giornata. Chi ha esigenze particolari — intolleranze, scelte alimentari, condizioni mediche — ne parla con chi è qualificato per dirlo, non con il gruppo di squadra. Lo stesso vale per i giorni in cui i sintomi del ciclo rendono il recupero più faticoso: come si monitorano e cosa si adatta è in Ciclo e allenamento.

L'alcol merita una riga esplicita, perché la terza birra della domenica sera è una tradizione del calcio dilettantistico: peggiora il sonno proprio nella notte in cui il sonno conta di più. Non è una proibizione, è un prezzo che conviene conoscere.

Terzo: muoversi poco ma muoversi. E il resto, in ordine di onestà

Il giorno dopo la partita, un movimento leggero — camminare, venti minuti di bicicletta facile, qualche esercizio di mobilità — fa stare meglio e non toglie nulla al recupero. Il riposo assoluto a letto, al contrario, lascia le gambe più rigide. Il criterio è la sensazione: se dopo dieci minuti si sta meglio, si continua; se si sta peggio, si smette.

Sul resto degli strumenti conviene essere diretti, distinguendo quello che ha un effetto documentato da quello che ha soprattutto un effetto percepito:

  • stretching leggero e mobilità: utili per come si sta, non aspettatevi che riducano l'indolenzimento del giorno dopo
  • ghiaccio e immersioni fredde: possono far sentire meglio nell'immediato, sono discusse come strumento di routine, e non sono una priorità per chi gioca una volta a settimana
  • compressione, rulli di massaggio, pistole massaggianti: migliorano la sensazione, ed è già qualcosa; non trasformano la settimana
  • integratori generici presi senza un motivo: la spesa più inutile nel calcio dilettantistico
  • antinfiammatori presi per abitudine la domenica sera: non è recupero, è mascherare un segnale, e la decisione è del medico

Resta il caso diverso da tutti: il dolore. Un indolenzimento diffuso che migliora ogni giorno fa parte del gioco. Un dolore localizzato, un'articolazione che cede, un gonfiore che cresce, un dolore che il martedì è peggiore che il lunedì — quelli non sono un problema di recupero, sono un problema da far guardare prima di tornare in campo. Il criterio per rientrare non è il calendario: lo spieghiamo in Rientro dopo la caviglia.

Riassumendo, due giorni ben spesi somigliano a questo: domenica sera cena pronta e sonno difeso; lunedì camminata o bicicletta leggera, tre pasti normali, a letto un'ora prima; martedì si valuta come si arriva all'allenamento e si dice la verità all'allenatore. Tutto il resto è opzionale, e chi lo presenta come indispensabile ha qualcosa da vendere.

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