Rientro dopo una distorsione di caviglia: i criteri veri
La distorsione di caviglia è l'infortunio più comune del calcio, ed è anche quello gestito peggio: proprio perché è comune, nello spogliatoio esiste una convinzione diffusa su quanto tempo serve. Due settimane, tre, «dipende dal gonfiore». Il numero di giorni, però, è l'informazione meno utile che si possa avere, perché due caviglie con lo stesso gonfiore al terzo giorno possono essere pronte a distanza di un mese l'una dall'altra.
La domanda che porta a un rientro sicuro non è «quando», è «cosa devo saper fare».
Prima di tutto: chi decide
La valutazione iniziale non è una formalità. Sotto il nome di «distorsione» stanno quadri molto diversi, e alcuni vanno distinti con un esame clinico e, quando il medico lo ritiene, con un accertamento per immagini: lesioni legamentose di grado diverso, coinvolgimento osseo, lesioni della sindesmosi, danni alla cartilagine. Le ultime due hanno percorsi di recupero completamente diversi da una distorsione laterale semplice, e trattarle «come sempre» è il modo tipico in cui una caviglia diventa un problema cronico.
Chi autorizza il rientro è il medico, su indicazione di chi ha condotto la riabilitazione. L'allenatore decide quanti minuti, in quale partita e con quale gradualità; non decide se la caviglia è guarita. In una società dilettantistica che non ha uno staff sanitario questa catena va comunque ricostruita con le risorse del territorio: il punto non è avere un medico sociale, è non lasciare la decisione a una ragazza di diciotto anni che vuole giocare la partita di domenica.
I passaggi funzionali, nell'ordine
Il percorso che fisioterapisti e preparatori usano è progressivo: ogni gradino si apre quando il precedente è stabile, non quando è passata una settimana.
- dolore e gonfiore sotto controllo, con carico completo in appoggio e in cammino senza compenso visibile
- mobilità recuperata, in particolare la flessione dorsale: una caviglia che non flette abbastanza cambia il modo di atterrare e sposta il problema al ginocchio
- forza simmetrica rispetto all'altra gamba, compresi i muscoli che stabilizzano la caviglia verso l'esterno
- equilibrio su una gamba sola, prima a occhi aperti su superficie stabile, poi con perturbazioni e su superfici diverse: è il tassello più trascurato e quello che la letteratura sulle recidive indica come decisivo
- corsa, poi cambi di direzione, poi salti e atterraggi, introdotti in quest'ordine e con intensità crescente
- gesto di gioco: calciare, contrastare, giocare in uno spazio ridotto con compagne che non ti aspettano
Il penultimo gradino è quello dove si sbaglia: molte atlete tornano quando corrono senza dolore in linea retta. Il calcio non è corsa in linea retta. Il test onesto è una partitella in cui non si pensa alla caviglia; se durante quella partitella la testa resta sulla caviglia, il rientro in gara è presto, anche se il dolore non c'è.
In parallelo, il tutore o il taping: nel periodo di rientro riducono il rischio di ricadere nello stesso meccanismo e vanno usati se chi segue la riabilitazione li indica. Non sostituiscono il lavoro di equilibrio e forza — lo accompagnano — e il «non voglio dipendere dal tutore» è una preoccupazione che si affronta dopo, non durante.
Perché la fretta costa più di quanto sembri
Il dato che dovrebbe cambiare il comportamento dello spogliatoio è questo: una caviglia distorta è il principale fattore di rischio per la distorsione successiva. Chi rientra prima che il controllo sia tornato non rischia di sentire dolore: rischia di ripetere l'infortunio, con una caviglia già più debole e un percorso più lungo. Le forme croniche di instabilità — la caviglia che «va via» su un appoggio banale, anni dopo — nascono quasi sempre da una serie di rientri anticipati, non da un singolo trauma grave.
Da questo derivano due regole pratiche che una società può adottare domani. La prima: la giocatrice rientrata resta in un programma di lavoro di equilibrio e forza per settimane dopo il ritorno in campo, non smette il giorno della prima convocazione. La seconda: chi ha una storia di distorsioni svolge quel lavoro per tutta la stagione, come parte del riscaldamento — insieme al blocco di prevenzione di cui parliamo in Ginocchio: perché il rischio cambia.
Un'ultima nota per allenatori e dirigenti. La frase «se stringi i denti puoi darci una mano domenica», detta a una ragazza di sedici anni con una caviglia a metà percorso, ottiene quello che chiede: lei stringerà i denti. Il costo arriva due mesi dopo, e lo paga lei da sola. Nel calcio dilettantistico, dove nessuna partita vale una stagione, il calcolo non è nemmeno difficile.